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sabato 10 gennaio 2009

Archeologia dell’arte

Per gli studiosi tedeschi del XIX secolo (1800), l’Archaeologie era sempre der Kunst, cioè “dell’ arte”.

Si cercavano solo opere d’arte per rifornire i musei trascurando l’edilizia abitativa minore, le forme d’insediamento suburbano e rurale perché archeologia era prima di tutto la “storia dell’arte antica”

CAUTELE VERSO L’AUTOSUFFICIENZA DELLA STRATIGRAFIA

Lo stratigrafo è convinto che la stratigrafia non possa ingannarlo ma ci sono 3 motivazioni di cautela da analizzare:

1- Lo scavo archeologico può essere effettuato una sola volta perché l’ analisi di una stratigrafia ne implica la progressiva distruzione attraverso il decorticamento degli strati, di conseguenza un archeologo che non sia stato testimone dei lavori sul campo non potrà valutare le strategie della lettura stratigrafica fatta dallo stratigrafo.

Il valore del risultato non è garantito dalla ripetibilità della verifica.


2- Arature profonde possono modificare intere unità stratigrafiche.

3- Bisogna far comunicare il prodotto dell’ archeologia quindi l’archeologo deve scrivere una lettura che sintetizzi i suoi diagrammi stratigrafici per documentare lo scavo archeologico come prova scientifica, ma il documento dell’archeologo non sarà mai il fine della ricerca,ma il mezzo.

LE UNITA’ STRATIGRAFICHE

Derivano da azioni distruttive, di trasporto o costruttive.

Le azioni distruttive non producono strati ma interruzioni di strato (chiamate “interfacce”)

Le azioni di trasporto e di costruzione accumulano materiale, quindi producono strati.

La stratigrafia descrive tutte le azioni dell'uomo nei loro rapporti fisici.

Studiare i rapporti fisici è importante perché serve a stabilire la cronologia delle unità stratigrafiche sulla base di 2 possibili relazioni:

1) La contemporaneità:quando 2 unità sono uguali
2) La successione nel tempo:quando una copre l’altra

STABILIRE UNA CRONOLOGIA



Uno scavo stratigrafico ben fatto porta ad una sequenza cronologica delle fasi dell’ azione dell’uomo(antropica).

Per avere un piano cronologico assoluto bisogna datare alcune unità stratigrafiche per mezzo di manufatti già noti e quindi ben databili (reperti diagnostici) che servono a stabilire il terminus ante quem non, cioè la data rispetto cui la formazione dello strato può essere contemporanea o posteriore ma mai anteriore.

Quando uno strato acquisisce una data assoluta,diventa a sua volta terminus ante quem non di tutti quelli che ne sono coperti, cioè lo precedono.


Uno scavo stratigrafico ben fatto porta ad una sequenza cronologica delle fasi dell’ azione dell’uomo(antropica).

Per avere un piano cronologico assoluto bisogna datare alcune unità stratigrafiche per mezzo di manufatti già noti e quindi ben databili (reperti diagnostici) che servono a stabilire il terminus ante quem non, cioè la data rispetto cui la formazione dello strato può essere contemporanea o posteriore ma mai anteriore.

Quando uno strato acquisisce una data assoluta,diventa a sua volta terminus ante quem non di tutti quelli che ne sono coperti, cioè lo precedono.

PROCEDIMENTI DELLA STRATIGRAFIA

La prassi di scavo che si è imposta prevede il decorticamento del terreno su ampia superficie, e la rimozione sistematica degli strati, uno dopo l’altro.

LO SCAVO E’ SEMPRE STRATIGRAFICO



Questa distinzione tra scavi non ha senso in quanto non può esistere uno scavo topografico che non sia anche stratigrafico, se vuol produrre una sequenza temporale dei manufatti, allo stesso modo nessuno scavo stratigrafico per quanto piccolo può prescindere dal suo contesto topografico.

In Italia per ottenere questa consapevolezza si è dovuto aspettare il convegno promosso nel 1981 a Siena da Carandini dopodichè si è avviata una radicale revisione sui metodi di scavo, sul modello della più evoluta archeologia britannica.

Falsa distinzione tra scavo topografico e scavo stratigrafico



Può capitare di trovare una distinzione tra 2 tipi di scavo in manuali ormai superati.

Lo scavo “topografico” che consisterebbe nello sterro di tutta l’estensione del sito archeologico, che ha lo scopo di mettere in luce contemporaneamente tutti i resti recuperabili.

Lo scavo “stratigrafico” sarebbe diviso solo in alcuni settori del sito archeologico, più profondo e col fine di datare le fasi della vita dell’ insediamento, attraverso la lettura dei depositi antropici.

LA VERITA’ DI SERVIO TULLIO



Servio Tullio re di Roma del VI secolo a.C., fece una biografia riportata da scrittori autorevoli come Cicerone, Livio, Dionigi di Alicarnasso; secondo la quale lui sarebbe nato da Ocrisia una schiava etrusca nel palazzo di Tarquinio Prisco.

Col passare degli anni si sarebbe conquistato la simpatia di Tarquinio Prisco fino a diventare Re.

Ma esiste una storia alternativa volutamente rimossa dai romani (vincitori sugli etruschi) che è arrivata a noi, dal testo di un discorso tenuto in Senato dall’imperatore Claudio, e confermata dall’ Archeologia con il ritrovamento della tomba Francois di Vulci dove delle immagini rappresentano la stessa versione etrusca dei fatti di Servio Tullio citata dall’ imperatore Claudio.

La versione reale è quindi la versione etrusca e cioè che un uomo d’armi chiamato Ma starna al seguito di un avventuriero di nome Celio Vibenna, fosse riuscito a conquistare il colle Celio e a diventare re di Roma.

Questa versione è anche più verosimile visto che era contraddittorio da parte di un romano lasciare il regno ad un’ etrusco visto che in quel periodo erano due popolazioni in guerra tra loro.

Detto questo c’è da chiedersi quanti altri casi ci saranno di “storie false” dei vincitori scritte per i loro interessi coprendo nel tempo quelle “vere” delle popolazioni sconfitte.

La collaborazione tra archeologia e storia antica è l’unico modo per un controllo delle rispettive “verità”.

Scetticismo verso il paradigma indiziario

Ci sono degli esempi che ci portano a credere che il paradigma indiziario sia solo una utopia e che quindi non sia possibile che tra oggetti materiali e fonti scritte ci sia un’unica verità storica.
Ecco un esempio: LA VERITà DI SERVIO TULLIO.

Paradigma indiziario

Il paradigma indiziario è "un'ipotesi soggettiva di organizzazione complessiva di possibili connessioni e organizzazioni di rapporti, non solo degli elementi/richieste esistenti, ma soprattutto di quelle a venire, ancora sconosciute....".

2 O PiU’ STORIE

Al confronto tra la storia ottenuta dai risultati dell’ archeologia e quella tradizionale degli storici, si rischia di avere più storie, visto il rifiuto di alcuni storici ad accettare i risultati delle prove materiali dell’ archeologia.

CARANDINI



Carandini segue ancora questo ottimismo epistemologico, infatti nel 1997 pubblica un volume che tratterà i suoi scavi sul colle Palatino a Roma alla ricerca di un racconto considerato leggenda, quello dello sbarco di Enea nel Lazio e dei primi re di Roma.. Romolo e Remo!

Carandini è sicuro che quella che ancora oggi è considerata leggenda sia la verità perché ha ritrovato resti di una cinta muraria in tufo datata 725 a.C. data che corrisponderebbe con la città di Romolo leggendaria.

OTTIMISMO EPISTEMOLOGICO DELL’OTTOCENTO

Nell’ ottocento questo ottimismo era diffuso anche in ambienti scientifici.

Un esempio sono le campagne del II Reich nel santuario di Olimpia che furono condotte seguendo le fonti letterarie lasciateci da Pausania e che hanno portato alla scoperta di una statua marmorea raffigurante il dio Ermes con Dioniso bambino, un capolavoro di Prassitele.

Epistemologia

L’epistemologia si occupa dei metodi per raggiungere la conoscenza scientifica.

SCHLIEMANN



Heinrich Schliemann non era un archeologo, dopo una grande carriera in campo finanziario, nel 1870 decise di esplorare l’altura di Hissarlik nella Troade, guidato dal suo ottimismo, e dalla convinzione che l’Iliade di Omero fosse una vera e propria fonte letteraria con storia attendibile.. nonostante gli abbellimenti poetici.

Quindi usando l’Iliade come una vera e propria guida turistica, scelse l’ altura in cui fare gli scavi guardando il panorama dal tetto di una casa, e nel momento in cui, il panorama gli sembrò uguale a quello descritto da Omero, ordinò di cominciare i lavori.

Nonostante il suo ottimismo da dilettante in campo archeologico può sembrarci strano, lui trovò veramente l’antica Troia sotto il colle di Hissarlik.

Schliemann credeva fermamente che le “cose” messe in luce dagli scavi archeologici dovessero sempre adeguarsi alle parole delle fonti letterarie.

ARCHEOLOGIA CLASSICA



E’ quella che riguarda il mondo greco, etrusco-italico e romano nell’ arco cronologico compreso tra l’età del bronzo e il V secolo d.C.

Noi ci occuperemo solo di questa.

TANTI TIPI DI ARCHEOLOGIE

Non esiste un solo tipo di archeologia che spaziano nel territorio e nel tempo..

Infatti possono essere europee ed extraeuropee e possono andare dalla preistoria al secolo appena trascorso.

Infatti un esempio di archeologia del ‘900 sono gli scavi per trovare i bunker della seconda guerra mondiale.

EPIGRAFIA

Scienza che studia le epigrafi, cioè le iscrizioni su materiali non deperibili (marmo, pietra, metallo.)

COOPERAZIONE TRA ARCHEOLOGIA E STORIA.


Non ha senso costruire 2 storie che siano in contrasto tra loro, quella degli archeologi e quella degli storici.

Bisogna avere un’ unico racconto storico che sia il più possibile attendibile e reale fatto con tutte le fonti disponibili.

Per questo la storia dell’archeologia deve essere messa a confronto con quella degli storici delle fonti letterarie e le prove materiali degli archeologi serviranno a distinguere i gradi di attendibilità delle fonti letterarie.

CONTESTUALIZZAZIONE IN ARCHEOLOGIA: I 2 MODI

Il primo modo è quello della stratigrafia, che consiste nella ricerca attiva attraverso la ricognizione e lo scavo.

La stratigrafia ci dà un essenziale riferimento cronologico perché consiste nel rimuovere uno ad uno gli strati di accumulo di materiali che si sono formati in momenti diversi.

E’ facile capire che se uno strato è stato coperto da un altro sarà sicuramente più antico.

Il secondo modo è quello della tipologia, che consiste nel classificare i manufatti secondo caratteristiche: tecniche, morfologiche, e stilistiche.